La Guerra del Pacifico | Il contesto storico e l’attacco a Pearl Harbor

Scopriamo insieme le tappe della Guerra del Pacifico.Dal contesto storico all’attacco giapponese del 7 Dicembre 1941 a Pearl Harbor.

Il Giappone di Hirohito

Durante il regno dell’Imperatore Hirohito il Giappone aveva raggiunto lo standard di vita più alto dell’Asia.

I suoi comandanti militari sapevano però bene che il Giappone aveva una grave mancanza di materie prime, come carbone e petrolio, risorse alla base della prosperità in tempo di pace, ma indispensabili in tempo di guerra.

C’erano solo due modi per garantirsi queste risorse.

Attraverso il commercio o la conquista militare.

I giapponesi scelsero la conquista militare.Dal 1932 le truppe del Sol Levante avevano trasformato la provincia cinese della Manciuria in una colonia e in una macchina industriale.
I cinesi non potevano competere con la macchina da guerra giapponese.Nel 1933 la Lega delle Nazioni richiese ai giapponesi di restituire la Manciuria.

La risposta giapponese su d’effetto: lasciarono la riunione per protesta.

Nel 1937 scoppiò apertamente la guerra tra Giappone e Cina, e nel giro di sei mesi le città di Pechino Shanghai e Nanchino caddero in mano giapponese.

Il controllo della maggior parte delle cose cinesi dell’interno della conquista giapponese Stati Uniti ma fu solo nell’autunno del 1940 che il presidente Roosevelt notificò ai giapponesi l’embargo americano sulle esportazioni di gomme a cui fece seguito nel luglio 1941 un embargo sul petrolio.

Senza risorse naturali proprie i giapponesi si trovavano in una stretta mortale che si andava rapidamente serrando ed erano di fronte ad una scelta tra una capitolazione umiliante o l’inizio di una guerra totale per il controllo dell’economia in estremo Oriente e nel Pacifico.

I giapponesi scelgono la guerra

Mentre a Washington, fervevano i negoziati diplomatici, i giapponesi stavano mettendo appunto i dettagliati piani militari per la conquista del Pacifico.

I piani furono approvati il 3 novembre 1941. Il dado era tratto.
L’ideatore di quei piani era il brillante Ammiraglio Isoroku Yamamoto, comandante della flotta giapponese.

Paradossalmente, Yamamoto era un grande ammiratore degli Stati Uniti, dove era stato addetto navale a Washington.

Yamamoto era profondamente conscio del potere economico quasi illimitato dell’ America.

Egli avvertì l’imperatore, che aveva fiducia in un successo iniziale, ma che poteva garantire solo 6 mesi di vittorie.

Gli americani avevano però un notevole vantaggio.Avevano decifrato i codici diplomatici giapponesi.
Questi, erano cifrati con una macchina simile alla tedesca Enigma.
Gli americani riuscirono a ricostruirne quattro, una delle quali fu data agli inglesi.

Il Codice Purple

Al cifrario fu assegnato il nome in codice Purple.

Vi era però un inconveniente fondamentale in Purple.Il cifrario veniva usato dal ministero degli esteri giapponese solo per le comunicazioni diplomatiche, che non contenevano i dettagli dei piani di guerra.

Il traffico radio intercettato da Purple, era inquietante anche se non rivelava dove avrebbero attaccato i giapponesi.

Le trasmissioni radio giapponesi erano intasate da messaggi in codice di ben più grande importanza rispetto al Purple, il codice navale JN25.

JN25 fu decifrato dagli inglesi e dagli americani, prima che il Giappone entrasse in guerra.Il vantaggio che questo avrebbe potuto dare ai due futuri alleati, andò però parzialmente perso.

I decifratori americani avevano condiviso le informazioni sul codice Purple con gli inglesi.

Per contro, gli inglesi non informarono gli americani che già nell’autunno del 1939 i loro decifratori in Oriente e in Australia potevano leggere i messaggi della Marina giapponese.

Gli inglesi sono molto attivi in quel momento, con dei gruppi di lavoro presso la scuola governativa di codice e cifrari di Bletchley Park.

Nel frattempo a Washington, i decifratori della Marina Militare statunitense, erano riusciti a decifrare a loro volta il JN25.

Il capo della divisione dei piani di guerra della Marina Militare, ammiraglio Ritchmond Turner, geloso di questa scoperta, quanto lo erano i decodificatori britannici, non informò neanche il presidente Roosevelt.

La Preparazione alla Guerra

Il tempo passava e i giapponesi si approntavano la guerra. Dieci anni di esperienza in Cina avevano rafforzato ogni settore delle loro forze di combattimento.

Un componente vitale del piano giapponese era la distruzione della flotta navale americana del Pacifico di base a Pearl Harbor nelle Hawaii con un attacco a sorpresa sostenuto da portaerei.

La forza di attacco giapponese contro Pearl Harbor, si raccolse segretamente presso le isole Curili al largo della costa nord orientale del Giappone.

Da lì salpò 25 novembre.

Fu osservato il silenzio radio, ma non in modo completo.

L’attacco a Pearl Harbor

Nei giorni precedenti l’attacco a Pearl Harbor, le stazioni di ascolto americane e britanniche interpretarono almeno 20 messaggi cifrati con il JN25 inviati da Yamamoto alla forza di attacco.

Questi confermavano che la forza disponeva di diverse portaerei.
Un’ intercettazione del 2 Dicembre indicava il giorno previsto dell’attacco: il 7.

Gli inglesi dedussero che il bersaglio fosse Pearl Harbor.L’ informazione venne comunicata a Londra e lì si fermò.

In America le indicazioni sull’attacco a Pearl Harbor, rimasero bloccate nei ranghi più bassi dello spionaggio navale.

Il 7 dicembre sembrava essere un’altra tranquilla domenica di pace,ma nella prima luce dell’alba a 200 miglia dalle Hawaii, i piloti e navigatori giapponesi delle portaerei avevano ricevuto le ultime informazioni d’attacco.

Il momento per cui si erano tanto veramente preparati era arrivato.

Essi arrivarono su Pearl Harbor alle 7:55 della mattina.

La flotta americana del Pacifico con le navi più importanti era completamente indifesa, alla mercee dei bombardieri in picchiata e aerosiluranti.

8 corazzate, 3 incrociatori numerose navi più piccole furono affondate o gravemente danneggiate nell’attacco.

300 aerei rimasero distrutti sul terreno e i giapponesi persero soltanto 30 aerei e cinque piccoli sottomarini che avevano tentato di penetrare nel porto.

Nessuna delle portaerei della flotta del Pacifico si trovava a Pearl Harbor al momento dell’attacco e furono le portaerei non le corazzate a decidere l’esito della guerra nel Pacifico.

La vittoria giapponese fu quindi incompleta.

Per il presidente Roosevelt era finita l’agonia dell’attesa, ed il giorno successivo annunciò l‘entrata in guerra degli Stati Uniti.

Pearl Harbor – Il Giorno dell’Infamia

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